Oggetto : Interrogazione ai sensi dell’art.5 c. 5 dello Statuto Comunale , su infestazione da punteruolo rosso .
E’ sotto gli occhi di tutti , purtroppo , l’infestazione da punteruolo rosso delle palme sul territorio comunale ( centro urbano e contrade : Piazza XVI Maggio, lido di Noto etc. ).
Infatti ormai più di una palma si vede morta o morente .
Si chiede al Sindaco quali provvedimenti abbia preso o intenda prendere per contrastare il propagarsi dell’infestazione , se abbia avviato o intenda avviare un monitoraggio della situazione al fine di evitare la morte di tutte le palme,anche secolari, che abbelliscono i vari punti del comune e i monumenti tra i più significativi e per programmare l’eventuale eradicazione delle piante ammalate .
Noto lì 07/11/2011
Faust Scifo
Coordinatore comunale di SEL
mercoledì 5 ottobre 2011
A proposito di
sanità .
La cosa
peggiore che possa succedere ai politici è “ sparlare “ di sanità : infatti a
leggere e/o sentire le ultime dichiarazioni di alcuni deputati della zona sud e
del Sindaco di Noto , tale è l’impressione .
Il diritto
alla tutela della salute è sancito dalla Costituzione per ogni cittadino
italiano .
La
responsabilità delle politiche della salute è trasferita a Regioni ed Enti
locali i quali devono avere fra gli obiettivi primari il benessere dei propri
cittadini .
L’attuazione
delle politiche sanitarie è demandata a strutture che possono essere pubbliche
o private . E qui sta la prima anomalia italiana perché in Italia di privato
c’è poco ( e alcuni centri sono anche eccellenti ) ma c’è moltissimo di privato
convenzionato : la gestione e i profitti sono dei privati e le spese del
pubblico .
Bisogna
perseguire l’efficienza sanitaria attraverso unaricollocazione territoriale che
contemporaneamente ai tagli aggiunga gli investimenti ( chiudi una struttura
inefficiente , crei una rete di servizi che dia risposte di sanità per quel
territorio ) che , superando lo squilibrio a favore del privato , punti
all’ottimizzazione del pubblico e che non sia vincolata alla politica e alle
baronie .
In Sicilia
esistono più strutture private convenzionate che nel resto d’Italia e , nella
provincia di Siracusa ce ne sono più che in ogni altra provincia siciliana .
Fatta questa
dovuta “contestualizzazione“ del problema non si capiscono le affermazioni di
chi dice che l’Ospedale di Noto non chiuderà esso invece rimarrà un mero
contenitore dove i privati , se vorranno , potranno aprire , a spese nostre ,
alcuni servizi , addirittura in concorrenza col troppo vicino Ospedale di Avola
.
Faccio un
esempio che spero aiuti a capire : nel centro storico di Noto c’è uno splendido
locale dove alcuni anni fa esisteva una tipografia che poi ha chiuso venendo
sostituita da un bar/pub tra i più belli della provincia , ecco è come voler
continuare a chiamare tipografia il nuovo bar/ pub che è tutta un’altra cosa !
Non si capisce
il perché una struttura privata debba preferire Noto per la sua attività e non
Siracusa con un bacino d’utenza sei volte più numeroso e non si capisce nemmeno
perché bisogna pagare al privato la gestione di posti letto e servizi che
potrebbero rimanere pubblici e a Noto : dov’è il risparmio di spesa ?
E tutto questo
riesumando la vecchia “politica dei due tempi “ di democristiana memoria per
cui intanto si taglia e poi chi vivrà vedrà !
Sembra
evidente che gli obiettivi del Governo Regionale e locale non sono il risparmio
di spesa e l’ottimizzazione della sanità pubblica che non si possono
raggiungere attraverso conferenze stampa e articoli di giornale ma , viceversa
, si devono attuare attraverso un radicale cambiamento della politica sanitaria
che presuppone un cambiamento del governo regionale che diventa sempre più
urgente .
Faust Scifo – coordinatore circolo
comunale di SEL
Vincenzo Quadarella – Coordinatore
Provinciale SEL
Rivolgo un appello alle donne e agli uomini che non si rassegnano ad assistere impotenti al declino italiano, alla distruzione di vincoli sociali e democratici che rendono unita la comunità nazionale del Paese. A questo siamo ormai giunti con la destra al governo. In un crescendo di diseguaglianze e ingiustizie sociali, di smarrimento di un ruolo e di una funzione dell’Italia dentro l’Europa e nel mondo, di pieno spossessamento dei diritti, nel campo del lavoro, dell’ambiente, del sapere, della sfera soggettiva e individuale delle persone.
La crisi economica, a lungo negata come non ci dovesse riguardare, si manifesta ora in tutti i suoi effetti dirompenti, disgreganti, duraturi nel tempo, tanto sulla vita delle singole persone come su quella delle istituzioni, a partire da quelle più prossime ai cittadini, come i tanti comuni italiani messi ormai nelle condizioni di rinunciare a programmare lo sviluppo del proprio territorio.
C’è un paese colpito al cuore, smarrito, umiliato e offeso, intaccato ormai alla radice in quel che di più prezioso possa dirsi convinto: il senso di una speranza, di una possibilità autentica di cambiamento, di costruzione di una prospettiva dignitosa e libera di futuro per ciascuno, a partire da quelle ragazze e quei ragazzi che si aprono al compimento stesso della loro esistenza e oggi la intravvedono densa di minaccia anziché di possibilità.
Occorre un’opera di rigenerazione del Paese. Non solo politica. Insieme morale, democratica, sociale e prima ancora culturale. Perché è proprio a partire dai capisaldi culturali con cui questa destra si è insediata nel Paese, dal lavoro ai diritti, che ha avuto inizio e oggi giunge al più nefasto degli esiti possibili, lo smantellamento di una identità comunitaria nazionale.
Occorre dare, da subito, segnali forti, credibili, mettere in campo prima possibile una proposta di alternativa. Larga, unitaria, popolare, incentrata su un’idea forte di cambiamento da presentare al Paese, mobilitando energie, risorse, intelligenze, speranze ben presenti, come si è visto nella recente tornata di elezioni amministrative e nell’esito stesso del voto referendario. All’epilogo della crisi politica e morale della destra, capace di trascinare nel pantano e nella rassegnazione il Paese, è sempre più urgente da parte nostra contrapporre un’accelerazione per presentare all’Italia una grande, coesa, unita, coalizione di centrosinistra, forte di una sua autonoma agenda di governo.
Attese, ritardi, divisioni, dilazioni, separatezze, apparirebbero insensate, incomprensibili, rispondenti a pure logiche di parte, di fronte alla primaria necessità di costruire una risposta per voltare pagina e avviare il cambiamento.
Ora tocca a noi. Vi aspetto in piazza il 1° ottobre.